Ormai non è più una congettura, ma una esplicita dichiarazione del governo Israeliano secondo quanto espressamente dichiarato dal ministro delle finanze Bezalel Smotrich.
L’obiettivo per il momento è quello dei prendersi tutta la Cisgiordania e la striscia di Gaza e quindi di uccidere oppure deportare la popolazione Palestinese. Per quelli che resteranno, perché impossibilitati a fuggire, il futuro sarà quello di essere schiavi al servizio dei sionisti. Qualcuno sta ancora discettando sulla semantica delle parole per capire se si tratta di un genocidio e quindi di uno sterminio di un popolo programmato scientificamente o di crimini giustificati in parte dal 7 Ottobre oppure di una reazione spropositata dell’esercito israeliano. Questo è il progetto nell’immediato di cui il governo Israeliano non fa più mistero. Se le condizioni internazionali saranno un giorno favorevoli allora il programma sarà quello della grande Israele che secondo le “sacre scritture” comprende vaste aree del Medio Oriente che vanno dall’Egitto nella parte dove è compreso il canale di Suez fino al Libano, alla Siria, all’Iraq, alla Giordania ed una parte dell’Arabia Saudita, il tutto con la benedizione degli USA e con il silenzio assenso di gran parte della UE. Chiaramente sarà necessario uccidere qualche milione di individui, ma per Israele non sarà un problema visto che questi popoli sono paragonati agli insetti rispetto agli ebrei, secondo le dichiarazioni di personaggi di spicco della storia del sionismo.
Ecco cosa pensava il premio Nobel per la pace Menachem Begin:
“La nostra razza è la Razza dei maestri. Siamo dei divini su questo pianeta. Noi siamo tanto diversi dagli esseri umani inferiori che restano degli insetti. Infatti, rispetto alla nostra razza, le altre razze sono bestie, animali, bovini al massimo. Le altre razze sono escrementi umani. Il nostro destino è quello di governare queste razze inferiori. Il nostro regno terreno sarà governato dal nostro leader con una verga di ferro. Le masse leccheranno i nostri piedi e ci serviranno come schiavi.” (Menachem Begin, Premio Nobel per la Pace 1978)
La grande Israele non è altro che il progetto e la terra promessa che il Dio della Bibbia avrebbe deciso di affidare al popolo eletto e come durante le crociate tutti alla guerra al grido “Dio lo vuole!”
Interessi economici ammantati da farneticanti e deliranti discorsi razzisti.
Una guerra o meglio uno sterminio di un intero popolo giusto per accaparrarsi le risorse petrolifere della zona, in particolare quelle del giacimento di 32 miliardi di metri cubi di gas presente nel mare di fronte alla striscia di Gaza ed il controllo delle terre dove passano gli oleodotti.
La teoria dei due Popoli e due Stati tanto cara ai politologi, liberali, riformisti e politicanti di tutta Europa è stata così definitivamente seppellita, restano di queste tesi solo le macerie di cui potranno parlottare con arguto intendimento, un domani non troppo lontano, gli studiosi dell’arte del non dir nulla. Astrazioni espresse con grande classe e che ripetono gli stessi concetti mille volte più per convincere se stessi che quelli che ascoltano. Frasi che ormai non hanno più nulla di concreto visto la realtà oggettiva, mentre sullo sfondo televisivo passano le immagini dei morti seppelliti sotto le tonnellate di bombe cadute sulla popolazione Palestinese e le bandiere nazisraeliane che sventolano sui cadaveri dei bambini.









