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Intervista a Karl Marx

Salvatore: Sig. Marx, è un onore intervistarla.
Molti la vedono come un economista o un agitatore politico, ma lei nasce come filosofo, un giovane hegeliano. Iniziamo dal principio: cos’è per lei la “verità”?

​Karl Marx: La verità non è un’astrazione sospesa nel cielo delle idee. Per secoli, i filosofi hanno cercato la verità dentro la propria testa, come se il pensiero potesse convalidare se stesso. Ma la questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, bensì una questione pratica. È nella praxis che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere del suo pensiero.
​”I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo.”

​Salvatore: Lei ha citato la sua celebre tesi su Feuerbach. Eppure, il suo intero sistema poggia sulla dialettica di Hegel. Qual è il suo vero rapporto con lui?

​Karl Marx: Hegel ha avuto il merito di vedere il mondo come un processo, un movimento continuo di tesi, antitesi e sintesi. Ma la sua dialettica camminava sulla testa! Egli pensava che l’Idea o lo Spirito guidassero la storia. Io l’ho rimessa in piedi, sui piedi della materia. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Se volete capire perché la gente pensa in un certo modo, guardate a come produce ciò che mangia e come si scambia le merci.

​Salvatore: Questo ci porta al concetto di “alienazione”. Nel suo pensiero giovanile, lei descrive l’uomo come un essere estraniato da se stesso. È ancora un concetto filosofico o è diventato puramente sociologico?

​Karl Marx: È profondamente umano. L’uomo è un essere che realizza se stesso attraverso il lavoro, manipolando la natura per oggettivare le proprie capacità. Ma nel sistema capitalistico, il prodotto del lavoro si contrappone all’operaio come un essere estraneo. L’operaio mette la sua vita nell’oggetto, e la sua vita non appartiene più a lui, ma all’oggetto e a chi lo possiede. L’uomo si sente libero solo nelle sue funzioni animali — mangiare, bere, procreare — mentre nella sua funzione umana, il lavoro, si sente una bestia. Questa è una ferita ontologica, prima ancora che economica.

​Salvatore: Alcuni critici dicono che il suo “materialismo storico” sia determinista, che non lasci spazio alla libertà individuale. Cosa risponde?

​Karl Marx: La libertà non è il capriccio di fare ciò che si vuole nel vuoto. La libertà è la conoscenza della necessità. Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che trovano direttamente davanti a sé, trasmesse dal passato. Capire queste leggi significa poterle finalmente dominare. La vera libertà inizierà solo quando l’economia non sarà più un destino cieco, ma un processo pianificato consapevolmente dai produttori associati.

​Salvatore: Ancora una domanda. Se potesse lasciare un monito ai filosofi del XXI secolo, che cosa direbbe?

​Karl Marx: Direi loro di smettere di guardare alle “idee eterne” — Giustizia, Morale, Diritti — come se fossero cadute dal cielo. Ogni epoca ha le idee della sua classe dominante. Se volete essere veri filosofi, dovete essere critici radicali. E “radicale”, ricordatelo, significa andare alla radice delle cose. E la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso e le sue condizioni materiali di esistenza.

​Salvatore: Sig. Marx, approfondiamo il materialismo dialettico. Lei ha preso la dialettica di Hegel e l’ha applicata alla materia. Ma come può la materia essere “dialettica”?

​Karl Marx: La materia è in perenne movimento. La dialettica è la legge di questo movimento. Non è un’aggiunta esterna, ma la logica interna della realtà. Ogni sistema sociale contiene in sé la propria contraddizione: il capitalismo crea il suo “opposto”, il proletariato. La tensione tra queste forze non è un errore, è il motore della storia. Il cambiamento non avviene per evoluzione lineare, ma per salti qualitativi che scaturiscono da accumuli quantitativi di tensione.

​Salvatore: Lei parla spesso di Struttura e Sovrastruttura. Molti sostengono che questo riduca l’arte, la religione e la filosofia a semplici “riflessi” dell’economia.

​Karl Marx: Bisogna intendersi. La Struttura è l’ossatura economica: i rapporti di produzione e le forze produttive. La Sovrastruttura — lo Stato, le leggi, le religioni, le ideologie — poggia su di essa.
Certo, non è un rapporto meccanico. La sovrastruttura può reagire sulla struttura, ma non ha una storia indipendente. Se volete capire perché nel Medioevo la religione era tutto, guardate al sistema feudale. Se volete capire perché oggi domina l’idea di “libertà individuale”, guardate al libero mercato. L’ideologia è come una camera oscura: capovolge la realtà, facendo apparire ciò che è storico e transitorio come se fosse naturale ed eterno.

​Salvatore: Torniamo alla Prassi. Lei dice che la filosofia deve fare i conti con la realtà, ma per i filosofi questo rischia di distruggere la purezza della ricerca intellettuale.

​Karl Marx: La “purezza” intellettuale è un mito della classe oziosa! Un pensiero che non morde la realtà è un fantasma. La prassi è il punto di unione dove la teoria diventa una forza materiale. Quando un’idea penetra nelle masse, diventa una potenza che può abbattere i muri. Non c’è verità fuori dall’atto di trasformare il mondo. La conoscenza è un’arma, o non è nulla.

​Salvatore: Parliamo del futuro. Lei prevede la crisi del Capitale come una necessità storica. Può il Capitale sprofondare in una crisi senza fine senza arrivare mai al Socialismo?

​Karl Marx: Il capitale ha una contraddizione interna che non può risolvere: la tendenza del saggio di profitto a cadere. Per competere, i capitalisti devono investire sempre più in macchine (lavoro morto) e meno in operai (lavoro vivo). Ma solo il lavoro vivo crea plusvalore!
​Inoltre, producendo sempre di più per un mercato di lavoratori sempre più impoveriti, il sistema corre verso crisi di sovrapproduzione. È un paradosso assurdo, tipico solo del capitalismo: la gente soffre la fame non perché c’è troppo poco, ma perché c’è troppo. Il sistema diventa un ostacolo per se stesso; le forze produttive iniziano a ribellarsi ai rapporti di proprietà.

Salvatore: Quindi la rivoluzione è inevitabile?

​Karl Marx: (Sorride con una punta di ironia) La storia non fa nulla da sola. Non è un’entità che usa gli uomini come strumenti. La storia è l’azione dell’uomo che persegue i propri fini. Le contraddizioni del capitale creano le condizioni, aprono la porta… ma spetta alla classe operaia varcare quella soglia e rivoluzionare il mondo.

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