L’attacco militare congiunto USA-Israele contro l’Iran rappresenta un ulteriore passo nella tendenza verso un terzo conflitto mondiale. Questa escalation destabilizza l’intera regione e ha conseguenze dirette sull’economia globale, incidendo sui trasporti, sui costi energetici e persino sui mutui. Per altro trascina anche i paesi europei in guerra, tra cui l’Italia. Dall’inizio dell’attacco in Iran sono già morte oltre 180 bambine e più di 1100 civili.
Nonostante il suo relativo isolamento internazionale, l’Iran non è sconfitto e sta dimostrando una discreta capacità di tenuta sia sul piano sociale che militare. Le manifestazioni contro fame e povertà dirette contro il regime degli Ayatollah sono state represse nel sangue e, allo stato attuale, l’opposizione agli oscurantisti non ha né il peso politico né la capacità militare per conquistare il potere.
Trump ha tentato di cavalcare quelle proteste provando a strumentalizzarle. Tuttavia i popoli dell’Iran vantano una lunga storia di resistenza alle ingerenze imperialiste e per questo gli Stati Uniti non sono riusciti a costruire una leadership riconosciuta dalle masse e legata ai propri interessi. Al contrario, gli attacchi imperialisti hanno finito per ricompattare il fronte interno di resistenza contro il nemico esterno.
La Casa Bianca, ad oggi, non dispone di alcun gruppo politico credibile a cui affidare una eventuale transizione di potere in Iran. Non è un caso che, dopo averle sottomesse, sembri ora tentare di utilizzare le truppe curde come possibile forza di terra per un’invasione.
Lo scenario probabile, qualora l’imperialismo riuscisse a vincere questa guerra, rischia di essere simile a quanto già visto in Iraq, Afghanistan e Libia: paesi devastati, frammentati in zone controllate da milizie armate e bande locali finanziate e manovrate dalle potenze imperialiste occidentali.
Nella logica di indebolire la crescente influenza della Cina sul piano internazionale e all’interno dei cosiddetti BRICS, sono stati colpiti in meno di due mesi due paesi esportatori di petrolio verso il gigante asiatico: Venezuela e Iran. Allo stesso tempo si tenta di strangolare economicamente Cuba, nel tentativo di distruggere definitivamente ciò che resta delle conquiste della rivoluzione del 1959.
Maduro è oggi ostaggio nelle carceri statunitensi. Ali Khamenei è stato assassinato.
Questi attacchi non sono il frutto della “follia di pazzi”, come spesso sostiene la sinistra riformista e liberale a livello internazionale. Al contrario, si tratta di una strategia razionale di conquista dei mercati da parte dell’imperialismo statunitense — con al seguito i suoi alleati minori europei — per tentare di ristabilire saggi di profitto messi duramente in crisi dall’esplosione della crisi del 2008. L’intera storia del capitalismo è attraversata da guerre di rapina per la spartizione del mondo, in cui la classe lavoratrice è vittima due volte: prima come carne da macello per la guerra, poi in una logica di divisione della classe su base nazionale, elemento che favorisce soltanto le classi dominanti dei singoli Stati.
La Cina, in questo scenario, non sta offrendo garanzie militari ai propri partner. Questo elemento rischia di incidere sulla sua nascente leadership internazionale. Proprio in virtù di questa debolezza strutturale, Xi Jinping ha avviato imponenti purghe ai vertici militari e sono in corso incontri continui con la Russia per costruire un terreno comune di sicurezza tra i paesi che intendono sottrarsi al dominio del dollaro.
Israele, pur essendo indissolubilmente legato agli Stati Uniti, ha anche obiettivi propri. Per continuare a esistere come Stato coloniale di occupazione fondato sull’insediamento dei coloni, ha bisogno di controllare le risorse energetiche dell’intera area. Da qui la sua ferocia militare e la spinta permanente alla guerra: ogni rafforzamento dei paesi arabi della regione rappresenta, per Tel Aviv, un indebolimento strategico.
In questo quadro, la guerra contro l’Iran si inserisce nella stessa dinamica della guerra contro la Resistenza palestinese. L’attacco alla Striscia di Gaza, l’invasione della Cisgiordania e quella del Libano sono i diversi tasselli del progetto di espansione regionale israeliano.
Questa azione militare — definita “inaspettata”, ma in realtà largamente anticipata — è stata anche l’occasione per Macron di annunciare l’ampliamento del potenziale nucleare francese e per Merz di rilanciare un rapporto più stretto tra Germania e Stati Uniti. Non a caso Merz aveva già dichiarato in passato che Israele stava facendo il “lavoro sporco” per l’Europa.
Dal canto suo, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha dato disponibilità all’utilizzo delle basi NATO in Sicilia e Napoli per la logistica delle operazioni militari.
In questo scenario internazionale solo la classe lavoratrice può rappresentare una forza capace di fermare la guerra imperialista. È l’unica classe che non ha alcun interesse a distruggere i popoli di altri paesi ed è l’unica che paga realmente il prezzo delle guerre, sul piano economico, sociale e umano. Per questo riteniamo necessario proclamare uno sciopero generale politico unitario a livello europeo. Le condizioni per farlo esistono. Lo dimostra, ad esempio, l’azione internazionale della Global Sumud Flotilla sostenuta dallo sciopero generale del 3 ottobre 2025 e dalle manifestazioni oceaniche in tutto il continente.
Denunciamo inoltre la gravissima complicità del governo Meloni e gli atteggiamenti del ministro Crosetto, che non a caso si trovava nella regione proprio nelle ore precedenti agli attacchi.
Rivendichiamo il diritto dell’Iran a resistere all’aggressione militare imperialista USA-Israele, pur restando contrari al regime degli Ayatollah. Ma per noi non sono sullo stesso piano oppressi ed oppressori, quali che siano le loro leadership politiche.
Allo stesso tempo rivendichiamo:
– il ritiro immediato di tutte le truppe militari italiane dalla regione
– il divieto di utilizzo delle basi militari italiane per questa guerra
ABBASSO L’AGGRESSIONE IMPERIALISTA CONTRO L’IRAN!
NO ALL’UTILIZZO DELLE BASI MILITARI ITALIANE PER LA GUERRA!
NÉ UN SOLDO NÉ UN UOMO PER LA GUERRA DEI PADRONI!
PROCLAMARE LO SCIOPERO GENERALE!
ROVESCIAMO IL GOVERNO MELONI: TORNIAMO A MILIONI IN PIAZZA!
Movimento per una Sinistra Rivoluzionaria









