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Economia di guerra

 

Mentre salari e pensioni si sono ridotti rispetto al costo della vita negli ultimi 20 anni, l’industria delle armi ha vissuto una crescita senza precedenti spinta principalmente dai conflitti in corso in Ucraina, in Iran, in Libano e dall’aggressione di Israele verso tutti gli stati del Medio Oriente.

 

La spesa militare mondiale nel 2024 ha raggiunto la cifra record di 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del 9,4% rispetto all’anno precedente.

L’Italia segue questo trend con una crescita marcata sia nel fatturato che negli utili netti delle aziende.

 

Tra il 2021 e il 2024, gli utili netti delle prime 15 compagnie della difesa italiane sono aumentati del 96,8% con un giro d’affari complessivo delle imprese del settore in Italia che è cresciuto di circa 7 miliardi di euro.

 

La Leonardo S.p.A. che è il colosso nazionale (controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) che produce elicotteri, aerei da combattimento (Eurofighter), elettronica per la difesa, radar e sistemi di cyber sicurezza nel 2024 ha registrato ricavi in crescita del 12,4%, con un portafoglio ordini superiore ai 43 miliardi di euro. Recentemente ha acquisito Iveco Defence Vehicles (IDV) per 1,7 miliardi di euro, consolidando la sua leadership anche nei mezzi terrestri.

 

La Fincantieri che è leader nella costruzione di navi militari (fregate FREMM, sottomarini e portaerei come la Trieste) ed è molto attiva nello sviluppo di droni subacquei e sistemi di difesa navale avanzati  ha realizzato solo nel 2025 un utile netto di 117 miliioni di euro.

 

La MBDA Italia che fa parte del consorzio europeo MBDA (partecipato da Leonardo, BAE Systems e Airbus) ed è il principale produttore europeo di missili e sistemi missilistici (come gli Storm Shadow o i sistemi contraerei SAMP/T) ha realizzato un utile di 5,8 miliardi di euro nel 2025.

 

La GE Avio Aero ha registrato una crescita degli utili del 260% tra il 2021 e il 2024.

 

La Beretta storico marchio bresciano, leader mondiale nella produzione di armi leggere (pistole e fucili d’assalto) per forze armate e di polizia ha realizzato solo nel 2025 un utile di 330 milioni di euro.

 

La tendenza per il 2026 prevede un ulteriore aumento dei ricavi, dovuto agli impegni presi dal governo Meloni in sede NATO e con gli USA  per portare la spesa militare al 5% del PIL e alla forte domanda di munizioni e sistemi di difesa aerea da parte dei paesi europei.

 

Se la spesa per gli armamenti è prevista in così forte aumento è molto probabile che si vada verso nuove guerre ed allo scontro tra gli imperialismi a livello mondiale.

 

Parafrasando il titolo di un film di Alberto Sordi possiamo concludere che “finchè c’è guerra c’è speranza” almeno per i profitti dei padroni e purtroppo miseria e morte per i proletari.

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