Home / Teoria / Trotsky – Il programma di transizione – una guida per l’azione ed anche un ponte tra rivendicazioni attuali ed il programma della rivoluzione socialista

Trotsky – Il programma di transizione – una guida per l’azione ed anche un ponte tra rivendicazioni attuali ed il programma della rivoluzione socialista

Le frasi con cui inizia il Programma di transizione di Trotsky sono a tutt’oggi ancora attuali e mantengono intatta la loro forza.

 

“La situazione politica mondiale è caratterizzata innanzi tutto dalla crisi storica della direzione del proletariato.”

 

“La crisi storica dell’umanità si riduce alla crisi della direzione rivoluzionaria.”

 

Mentre la convinzione che le forze produttive dell’umanità non crescono più è ormai datata. Digitalizzazione, robotica, intelligenza artificiale e l’ascesa della Cina in termini produttività negli ultimi vent’anni dimostrano invece il contrario.

Chiaramente l’analisi di Trotsky era riferita agli anni venti e trenta dopo la prima guerra mondiale.

 

Ed ancora Trotsky aveva ragione quando affermava che le condizioni storiche per il passaggio al socialismo erano ormai mature già da molto tempo.

 

Trotsky critica aspramente anche il ruolo dei fronti popolari che rappresentano una delle risorse dell’imperialismo per evitare la catastrofe ed usati nella lotta contro la rivoluzione proletaria.

 

 

“In tutti i paesi il proletariato è in preda a una profonda inquietudine. Masse di milioni di uomini si sono incamminati a più riprese sulla via rivoluzionaria. Ma ogni volta si sono scontrati con i loro apparati burocratici conservatori. Il proletariato spagnolo, dall’Aprile 1934, ha compiuto una serie di eroici tentativi per prendere in mano il potere e la guida della società. Ma i suoi stessi partiti -socialdemocratici, staliniani, anarchici e POUM, ciascuno a suo modo – hanno sostenuto una funzione di freno preparando così la vittoria di Franco. In Francia, la poderosa ondata di scioperi con occupazioni di fabbriche, specialmente nel Giugno 1936, ha dimostrato che il proletariato era pienamente disposto a rovesciare il sistema capitalista. Ma le organizzazioni egemoni – socialisti, staliniani e sindacalisti – sono riuscite, sotto l’insegna dei fronti popolari, a canalizzare e ad arrestare, almeno temporaneamente, il torrente rivoluzionario. L’ondata senza precedenti di scioperi con occupazioni di fabbriche e lo sviluppo prodigiosamente rapido dei sindacati d’industria negli Stati Uniti (C.I.O.) sono l’espressione più incontestabile dell’aspirazione istintiva degli operai americani a portarsi al livello dei compiti che la storia pone dinanzi a loro. Ma anche qui le organizzazioni egemoni, compreso il C.I.O. di recente costituzione, fanno tutto il possibile per contenere e paralizzare l’offensiva rivoluzionaria delle masse.”

 

Il testo di Trotsky è una guida per l’azione ed anche un ponte tra rivendicazioni attuali ed il programma della rivoluzione socialista.

 

“Questo ponte deve consistere in un sistema di rivendicazioni transitorie che partano dalle condizioni attuali e dal livello di coscienza attuale di larghi strati della classe operaia e portino invariabilmente a una sola conclusione: la conquista del potere da parte del proletariato.”

 

Trotsky afferma che il compito del proletariato non è quello di riformare il capitalismo ma quello di rovesciarlo, ma ciò non può esonerare il proletariato dall’affrontare le questioni contingenti e la lotta per il miglioramento delle sue condizioni attuali.

 

La lotta per il miglioramento delle sue condizioni attraverso un programma di transizione deve però avere il senso di essere dirette sempre più contro le basi stesse del regime borghese.

 

Già nel 1938 Trotsky parla nel Programma di transizione dell’introduzione della scala mobile dei salari per legare l’aumento degli stessi agli aumenti del costo della vita.

In Italia la scala mobile fu introdotta soltanto nel 1945 ed all’inizio soltanto nel Nord Italia dopo una lunga lotta della CGIL che portò successivamente all’accordo con la Confindustria.

 

Inoltre Trotsky pone la questione della scala mobile delle ore di lavoro dove le ore di lavoro vengono suddivise tra chi lavora e chi non ha un lavoro fermo restando la non decurtazione del salario di ogni lavoratore.

 

Successivamente questa rivendicazione si riassumerà in Italia negli anni 60/70 nello slogan Lavorare meno lavorare tutti.

 

Se il Capitalismo non può garantire questo minimo di sopravvivenza, se non può soddisfare queste rivendicazioni che derivano dal sue storture e dalle sue contraddizioni e dai suoi mali allora scrive Trotsky è meglio che perisca.

 

Queste rivendicazioni il Capitale non le concede gratuitamente, ma solo se è costretto dopo una dura lotta dei lavoratori.

 

A differenza dei socialisti utopisti e di coloro che aspettano messianicamente la rivoluzione rimandando ogni questione a dopo tale evento Trotsky capisce che i proletari per le loro rivendicazioni parziali e transitorie hanno bisogno di organizzazioni di massa ed in primo luogo dei sindacati ed egli polemizza contro coloro che affermano che tali organizzazioni hanno fatto il loro tempo.

Nei sindacati di massa è necessario combattere per far crescere lo spirito combattivo dei lavoratori ed evitare che cadano sotto il controllo dello Stato borghese o che ne diventino assoggettati.

Non solo egli afferma che i bolscevichi debbano lottare per migliorare le condizioni economiche e sociali del proletariato, ma anche combattere per delle rivendicazioni democratiche che diano più agibilità politica ai lavoratori.

All’interno dei sindacati va portata avanti una battaglia contro le burocrazie riformiste e staliniste.

Ed ancora egli afferma che tenersi fuori dai sindacati di massa, quale che sia il pretesto, è incompatibile con la adesione alla Quarta Internazionale.

 

I sindacati non hanno per la loro stessa natura un organico programma rivoluzionario ed è per questo che non possono sostituire il partito e nell’epoca della transizione è fondamentale la costruzione della Quarta Internazionale.

 

Restare però passivamente nei sindacati di massa senza lottare all’interno contro le burocrazie riformiste e staliniste è un comportamento che mira a giustificare l’operato degli apparati riformisti.

 

Per Trotsky è possibile anche creare organizzazioni di lavoratori fuori dalle organizzazioni sindacali laddove sia necessario per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.

Queste organizzazione possono essere i comitati di fabbrica che spesso si formano in condizioni particolari e qui la parola d’ordine deve essere: chi comanda in fabbrica il padrone oppure i lavoratori?

Il comitato può arrivare dove normalmente il sindacato non arriva e determina un dualismo di potere tra gli operai ed il padrone.

Il sindacato non può essere un feticcio esso è e deve essere soltanto uno strumento da utilizzare nella marcia verso la rivoluzione proletaria.

Questi comitati capiranno prima o poi che finchè c’è il potere borghese nessuna rivendicazione transitoria può essere completamente realizzata e con l’acuirsi delle crisi politica ed economica nuovi strati di popolazione alzeranno la testa e si uniranno al movimento dei proletari in rivolta. In questo momento sarà necessaria una direzione politica che storicamente si è affermata nelle rivoluzione d’ottobre e questa guida è rappresentata dai Soviet.

 

I Soviet rappresentano l’unità di tutti i lavoratori in lotta, sono l’anima della rivoluzione, assemblee di delegati eletti dai lavoratori, dai soldati e dai contadini per la gestione del potere degli sfruttati, per il potere operaio, per combattere e gestire il nuovo potere sorto dall’abbattimento dell’antico regime.

 

Queste realtà non nascono dal nulla ma sono il frutto di una fase già apertamente rivoluzionaria.

 

Trotsky affronta in questo saggio anche le attività finanziarie dei capitalisti e da indicazioni ai lavoratori di lottare per l’abolizione del segreto bancario per svolgere un effettivo controllo sulle aziende, dove invece in regime capitalistico questi conti vengono tenuti segreti per impedire qualsiasi attività volta a far pagare le tasse in rapporto al patrimonio ed a far conoscere la differenza tra la loro ricchezza e la povertà delle masse sfruttate.

È necessario quindi un controllo operaio sui conti delle aziende e pianificare l’attività lavorativa basata sulle necessità dei proletari.

 

Il programma socialista deve prevedere l’espropriazione dei gruppi capitalistici e non la generica parola d’ordine della nazionalizzazione.

Sarà necessario per una effettiva pianificazione espropriare tutte le banche private realizzando un unico sistema di investimento e credito nazionale.

 

Quando gli operai scioperano ed occupano le fabbriche con relativi picchetti a difesa dell’occupazione danno un segnale ben preciso non solo alla borghesia ma anche alle organizzazioni operaie e rivoluzionarie. Queste forme di lotte sono l’anticamera della rivoluzione sociale, ma inevitabilmente porteranno ad una risposta cruenta della borghesia con l’utilizzo di bande di fascisti e nazisti che attaccheranno i picchetti e di conseguenza non bisogna farsi trovare alla sprovvista. Contro queste bande è fondamentale organizzare distaccamenti di operai armati ed è quindi necessario istruire gli operai all’uso delle armi.

La milizia operaia armata è l’unica garanzia di autodifesa, di resistenza e di vittoria.

 

Trotsky afferma che l’operaio dell’industria e quello delle campagne hanno interessi inscindibili e le rivendicazioni transitorie sono fondamentalmente le stesse per l’uno e per l’altro, mentre i contadini costituiscono un’altra classe formata di piccola borghesia agricola che va dai semiproletari agli sfruttatori e rappresentano forme di economia precapitalistiche.

Siccome i contadini hanno bisogno di crediti a buon mercato, di macchine agricole, di concimi e di prezzi favorevoli, il loro rapporto con le banche e con la grande distribuzione è quello di chi è costretto a subire una vera e propria estorsione da questi ultimi e solo un alleanza con la classe operaia può liberare i contadini poveri da questo cappio al collo.

 

Alle prediche dei capitalisti commerciali sui costi troppo alti di produzione per giustificare gli alti prezzi al dettaglio noi rispondiamo di mostrarci i vostri libri contabili ed esigiamo il controllo sulla politica dei prezzi attraverso i comitati di sorveglianza dei prezzi composti da delegati di fabbrica, rappresentanti sindacali delle cooperative, delle organizzazioni contadine e proletari delle città per dimostrare che gli alti prezzi non sono il frutto degli alti salari, ma degli alti profitti dei capitalisti.

Il programma di nazionalizzazione di collettivizzazione delle terre non significa espropriazione forzata dei piccoli contadini poveri. Questi potranno restare proprietari del piccolo appezzamento finchè lo riterranno favorevole, ma essendo forme di economia precapitalistiche con lo sviluppo dell’industria questa convenienza finirà inevitabilmente.

 

La formula del governo operaio e contadino contrapposto al potere della borghesia fu adottata definitivamente dai bolscevichi dopo la rivoluzione d’ottobre del 1917 e su questa alleanza fu basato il potere sovietico.

 

Rispetto alla questione della guerra la Quarta internazionale Trotsky sottolinea tutta l’importanza delle tesi elaborate dal Segretariato Internazionale nel 1934 nel testo La Quarta Internazionale e la guerra.

La Quarta Internazionale respinge tutte le farneticanti astrazioni quali la neutralità, la sicurezza collettiva, armamento per la difesa della pace, difesa della patria ecc.

Quando i borghesi parlano di disarmo va chiesto chi disarmerà chi?

Il solo disarmo che possa fermare la guerra è il disarmo della borghesia e per disarmare la borghesia è necessario armare i lavoratori.

Quando questi parlano di neutralità va chiarito che il proletariato non si pone in una posizione di neutralità tra chi è aggredito e chi aggredisce, ma difendere chi è aggredito è possibile solo con con una lotta contro l’imperialismo e la borghesia delle nazioni in conflitto.

Per portare la classe operaia nel conflitto tra potenze capitalistiche si invita i lavoratori a difendere la propria Patria, ma questa difesa non è altro che la difesa degli interessi dei capitalisti. Se i capitalisti vengono messi in condizioni di non nuocere non ci sarà nessuna Patria da difendere e non ci sarà nessuna Patria da attaccare. Inoltre il controllo operaio sull’industria bellica e la loro confisca è il miglior deterrente contro la guerra.

 

La parola d’ordine contro la guerra deve essere proletari di tutti i paesi unitevi!

 

Trotsky propone quale deterrenza contro una guerra:

 

– L’abolizione completa delle diplomazia segreta ed i trattati e gli accordi devono essere accessibili a qualsiasi operaio o contadino.

 

– Istituzioni militari sotto il controllo dei comitati degli operai e dei contadini.

 

– Scuole militari per la formazione di ufficiali provenienti dalle file dei lavoratori e scelti dalle organizzazioni operaie.

 

– Sostituzione dell’esercito permanente con una milizia popolare legata alle fabbriche, alle miniere, alle fattorie ecc.

 

“Attualmente la borghesia imperialista domina il mondo e per questo la prossima guerra sarà un guerra imperialista.”

 

Quando Trotsky scrive questo saggio non era ancora scoppiata la seconda guerra mondiale che sarà come egli aveva previsto uno scontro tra potenze imperialiste.

Nei paesi coloniali o semicoloniali il proletariato non può fare a meno di combinare gli obiettivi dell’indipendenza nazionale ed alcune riforme borghesi con quella della lotta contro l’imperialismo e la prospettiva socialista. Il programma democratico borghese può essere superato solo nella lotta contro la borghesia nazionale e l’imperialismo. Anche se in un primo momento si produrrà una forma di democrazia borghese i Soviet degli operai e dei contadini dovranno liberarsi anche della borghesia nazionale portando alla sua logica conseguenza la rivoluzione borghese attuando il socialismo. La politica dei fronti popolari e della difesa nazionale in questi paesi non solo non ha attuato le riforme agrarie chieste dai contadini, ma ha tradito anche le parole d’ordine della stessa rivoluzione democratica lasciando gli operai nella stessa condizione di schiavitù in cui li teneva l’imperialismo.

 

Purtroppo in Europa, si è assistito dopo gli anni venti all’ascesa dei partiti fascisti e nazisti con le inevitabili nefaste conseguenze sulla condizione del proletariato e con la catastrofe della seconda guerra mondiale che Trotsky non vide perchè fu assassinato da uno dei sicari di Stalin. L’ascesa del fascismo e del nazismo non fu determinata dalla forza di queste ideologie, ma dal tradimento dei vertici delle organizzazioni operaie, dalla codardia dei partiti del Comintern e della socialdemocrazia. In Italia dopo il biennio rosso i vertici del Partito socialista accettarono le false promesse di Giolitti di miglioramenti economici e della partecipazione operaia sul controllo delle fabbriche spegnendo così le istanze rivoluzionarie dei proletari ed aprendo la strada alla reazione fascista appoggiata dagli industriali e dalla borghesia finanziaria.

 

Per liberarsi dal fascismo e dal nazismo in questi paesi Trotsky  ipotizza sia necessario una catastrofe economico/finanziaria o militare ed è quello che accadrà successivamente anche se lui purtroppo non potrà vedere ciò che anni prima aveva previsto.

 

Dopo la Rivoluzione d’ottobre l’Unione Sovietica l’apparato dello Stato sotto Stalin subisce una degenerazione trasformandosi in uno strumento burocratico che agisce contro i rivoluzionari e contro la classe operaia e questa degenerazione è la prova più evidente del fallimento della teoria del socialismo in un solo paese.

 

La burocrazia man mano cancella tutte le conquiste della rivoluzione e riporta il paese di nuovo nell’alveo del capitalismo, come possiamo ormai confermare a più di 85 anni dalla morte di Trotsky.

 

I processi farsa del termidoro staliniano serviranno a cancellare tutta la vecchia guardia che aveva combattuto contro gli zar con l’uccisione della migliore gioventù comunista e rivoluzionaria.

La degenerazione dello stalinismo non si ferma con l’uccisione della sinistra del partito, Stalin in preda a fobie e la paura di essere ucciso fa ammazzare anche parte dei suoi più fedeli collaboratori.

 

Le valutazioni di Trotsky su un possibile attacco dell’Unione Sovietica e la possibilità di allearsi tatticamente con una parte della burocrazia staliniana per difendere non la burocrazia stessa ma le conquiste della rivoluzione, sono ormai riflessioni teoriche superate dal tempo, ma che ci dicono che di fronte agli interessi della classe operaia ed alla vita stessa dell’Unione Sovietica possono darsi anche alleanze tattiche, per poi riprendere la lotta contro la burocrazia necessaria per la vittoria della rivoluzione mondiale. Lotta contro la burocrazia sarebbe dovuta partire dalla battaglia contro le diseguaglianze sociali, contro oppressione politica, per la libertà dei sindacati, legalizzazione dei partiti sovietici, riorganizzazione dei kolkhoz ecc.

 

I partiti socialdemocratici, la Terza internazionale, il Comintern, la burocrazia sindacale, l’anarco-sindacalismo, strisciano ormai davanti alla borghesia nazionale dei loro paesi.

Le stesse organizzazioni centriste, afferma Trotsky, che si riuniscono intorno al Bureau di Londra non sono altro che accessori di sinistra della socialdemocrazia, mentre il Poum spagnolo è stato incapace di portare avanti una politica rivoluzionaria.

 

“Le tragiche sconfitte del proletariato mondiale da lunghi anni a questa parte hanno spinto le organizzazioni ufficiali verso un conservatorismo ancora maggiore e hanno portato d’altra parte i “rivoluzionari” piccolo-borghesi delusi a ricercare “nuove vie”. Come sempre nei periodi di reazione e di declino, saltano fuori da tutte le parti gli stregoni e i ciarlatani. Vogliono rivedere tutto lo sviluppo del pensiero rivoluzionario. Invece di imparare dal passato, lo “rifiutano”. Gli uni scoprono l’inconsistenza del marxismo, gli altri proclamano il fallimento del bolscevismo. Gli uni fanno ricadere sulla dottrina rivoluzionaria la responsabilità degli errori e dei crimini di coloro che l’hanno tradita; gli altri maledicono la medicina perché non garantisce una guarigione immediata e miracolosa. I più audaci promettono di scoprire una panacea e nel frattempo raccomandano di arrestare la lotta di classe. Molti profeti della nuova morale si accingono a rigenerare il movimento operaio con una cura omeopatica etica. La maggioranza di questi apostoli sono diventati invalidi morali senza mai essere stati sul campo di battaglia. Così, dietro la parvenza di nuove rivendicazioni, non si propongono al proletariato che vecchie ricette sepolte da tempo negli archivi del socialismo premarxista.”

 

Nell’ultima parte del suo saggio Trotsky affronta il problema del settarismo delle organizzazioni storiche del proletariato. Alla radice di questo settarismo c’è il rifiuto di combattere per le rivendicazioni parziali e transitorie. I settari attaccano le organizzazioni sindacali di massa e rifiutano la lotta per l’egemonia sul proletariato all’interno di queste organizzazioni contro le burocrazie, pensando invece di convincere le masse dei vantaggi del socialismo dichiarando che queste organizzazioni sono inutili od al servizio della borghesia, così facendo lasciano milioni di lavoratori nelle mani della burocrazia sindacale e si allontanano sempre più dalle lotte dei proletari, ma si rifiutano anche di distinguere tra democrazia borghese e fascismo.

 

Per i settari la realtà o è bianca oppure è nera.

 

Essi si sono sempre rifiutati di fare distinzione tra l’Unione Sovietica ed i paesi borghesi considerando il tutto borghese.

Per questi ultimi le rivendicazioni transitorie non servono o sono anch’esse borghesi.

 

Non potendo incidere tra le masse invitano queste alla rivoluzione senza purtroppo ottenere nessun seguito.

Trotsky li definirà degli sterili profeti inconcludenti.

 

I settari sono destinati ad essere ininfluenti non imparando mai dai propri errori e diventano inoltre un peso morto per l’organizzazione.

 

La Quarta internazionale invita ad aprire le porte alla nuova generazione di proletari perchè l’entusiasmo e lo spirito combattivo dei giovani può assicurare la vittoria in numerosi conflitti e proseguire con più slancio sulla strada della rivoluzione.

 

 

Da sempre stalinisti, socialdemocratici, liberali borghesi e fascisti hanno in odio la Quarta internazionale, ma questo non può che rafforzare la sua lotta rivoluzionaria e la sua convinzione sulla strada per la costruzione del socialismo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *